Terzo classificato

Una delle innegabili e portentose qualità della fotografia è di portare alla luce, bloccandolo, l’invisibile celato nelle pieghe del visibile. La mente umana, sognatrice e instancabile, è affamata di storie, deduce senza sapere davvero, adora stupirsi e così anche l’osservazione di un singolo scatto può metterla in moto.

Perché mai l’ottavo gabbiano appoggiato al palo (sia contando da destra che da sinistra!) scruta con così tanta attenzione l’atterraggio del suo compagno di volo? Saranno una coppia? Potrebbe essere, dal momento che questa specie è tendenzialmente monogama, oppure è stato semplicemente incuriosito dallo spostamento d’aria alle sue spalle.

In ogni caso siamo portati a scrutare e soffermarci, magari sorridendo o meravigliandoci di una sorprendente armonia che solo fugaci, irripetibili momenti possono offrire. I colori sono tenui, quasi accennati, non è un’immagine prepotente, non ha bisogno di strillare la sua forza perché quest’ultima è insita nella scena che raffigura, come accade contemplando i quadri minimalisti giapponesi.

In conclusione, la sua ovattata potenza evocativa è stata premiata dalla giuria con il terzo posto classificato.

Seconda classificata

Librarsi in volo, per le creature a cui normalmente è negato, rappresenta un desiderio dettato dalle motivazioni più disparate.

Icaro fu spinto da aspirazioni comuni a tutti gli esseri umani come la ricerca della libertà e del superamento dei propri limiti, mentre i nostri amici a quattro zampe sono guidati, durante l’ebbrezza di un effimero distacco da terra, dall’obbedienza e dall’amore per il loro padrone.

La giuria ha tenuto conto del fatto che questo tipo di immagini, navigando su internet, sia piuttosto comune oggigiorno, tuttavia la difficoltà tecnica nel realizzarle rimane comunque elevato e, se si unisce la felice scelta cromatica alla posizione suggestiva delle orecchie e delle zampe dell’animale, lo scatto merita senz’altro il secondo gradino più alto del podio.

Primo classificato

Tra il terzo e il secondo secolo avanti cristo, il commediografo Plauto sentenziò che non era facile volare senza ali.

Il significato recondito della sua frase poco aveva a che fare con questa bicromatica visione ma, a ben pensarci, il fulmaro ritratto sembra aver perso le caratteristiche di un uccello per trasformarsi in qualcos’altro: un razzo capace di increspare la superficie del mare, uno speeder del deserto fuoriuscito dalla saga di Guerre Stellari che rimane sospeso grazie all’antigravità, o ancora un ninnolo dove anche il mare ha svestito i panni di massa acquosa per indossare quelli di un trompe-l’oeil ad uso e consumo del solo dio Poseidone.

Il soggetto posto in risalto, il riflesso sull’acqua, le mille tonalità del blu, la serenità suggerita da una composizione orizzontale e la tensione visiva prodotta da una creatura che sfreccia ad alta velocità, sono caratteristiche importanti ma non sono le sole che hanno indotto la giuria a decretarla come vincitrice della prima edizione del concorso “Volo, volare, volanti”: in un’unica fotografia, infatti, si sono ritrovati insieme poesia e silenzio, velocità e coraggio che così raramente collaborano tra di loro, una sintesi perfetta che non può lasciare indifferenti chiunque posi lo sguardo.

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